sabato 12 febbraio 2011

Mm...mmm...mmma...mma brrr...ma bravi!

Ma che cittadino è quello che considera ciò che è "pubblico" con indifferenza, e quindi in fondo non meritevole di cura e rispetto, solo perché è qualcosa di non "suo", di non proprio, di a-privato appunto.
Semplice è il tipico cittadino italiano!
Buona fortuna italiani.

venerdì 14 gennaio 2011

"asa nisi masa" persi dusa tasi

Voglio rompere le regole, anticipando per una volta i fatti.
Tra non molte ore verranno resi noti gli esiti del Referendum indetto tra gli operai della FIAT Mirafiori sul nuovo accordo contrattuale. SI' o NO? Io sono figlio di un operaio metalmeccanico, che è stato per un periodo anche sindacalista. Mi ricordo come si vivevano in casa, in quei primi anni Settanta, queste vicende contrattuali, che oggi ci appaiono così "esterne" a noi tutti, come se appartenessero ad altri mondi o tempi. Il problema è che questa nostra società post-industriale è, oggi più che mai, ancora una società iper-industriale. Se contassimo, numericamente, le persone alle quali interessi realmente questo referendum contrattuale, in maniera diretta e indiretta, ne usciremmo veramente sconvolti. Non sono in grado di giudicare la bontà del contratto e nemmeno le motivazioni sindacali e politiche, ma di certo risulta chiaro che questo referendum crea un precedente di metodo, che purtroppo salta a piedi pari il dialogo, quello magari duro, dove forse fai anche a parole grosse e dai qualche scapellotto, per trasformare, invece, quest'uso della parola in un gesto esclusivamente "burocratico". L'aut-aut mi stupisce sempre, non mi sembra che sia mai lo strumento migliore, anche se, vista la pluralità di posizioni che a volte emergono attorno ad argomenti importanti, di certo l'unico rapidamente "risolutore". Sì, così si risolvono i contratti, ma il malessere? Ma la frustrazione? Mi ricordo come venivano vissute nei primi anni Settanta quelle battaglie per le 1000 lire in più in busta!
Oggi, da "architetto" e quindi persona "poco interessata dai fatti", mi sento solo di sentirmi vicino a questi operai della FIAT, a quelli che votano consapevoli e a quelli che votano esclusivamente "di pancia", a tutti, indistintamente. Ma oltre loro, anche a tutti i metalmeccanici in genere, che saranno messi in condizioni similari tra non molto.
Oggi, da "architetto", ringrazio di essere "architetto", perché non vorrei essere per nulla al mondo con una scheda in mano a dover scegliere cosa votare. Mi sentirei come il Guido Anselmi dell'"8 1/2" di Federico Fellini, interpretato da Marcello Mastroianni, quando all'inizio del film, entra, appena sveglio e già provato dagli eventi, nel suo enorme bagno privato dotato di telefono e accende le luci al neon. Si fa per togliere la vestaglia; il telefono squilla e ad ogni squillo di richiamo, Guido piega un pò di più le gambe, dominato dalle responsabilità che l'aspettano, dominato dal "fuori".

venerdì 31 dicembre 2010

E sarà un anno bellissimo!

Si credo che sarà un nuovo anno bellissimo! Non può essere altrimenti.
Ho superato i quarant'anni e per antonomasia sto quindi nell'età baciata dalla fortuna. Inoltre sono un cittadino della Comunità Europea, cosa che per antonomasia offre una certezza in termine di aspettative socio-economiche, nonché di rispetto dei diritti umani e civili. Sono poi italiano e tanto basta, in quanto è sinonimo di savoir-faire, di simpatia geneticamente trasmessa, di consapevolezza storica, di alta cultura... e non parliamo della cucina! Sono poi del Friuli-Venezia Giulia, una regione a statuto speciale, cari i miei lettori, e qui siamo in una tale posizione di favore da dar via a metà della galassia intera! Poi, personalmente, abito a Monfalcone, quindi tra Gorizia e Trieste, città, considerate culle della cultura mitteleuropea, fulcri della storia contemporanea. Inoltre Monfalcone è città di ampio respiro (specie culturale, appunto), trattenuta tra il Carso e il mare, sede della Fincantieri e quindi di una delle più grandi vicende della cantieristica navale mondiale. Inoltre, scusate, ma sono un architetto (attenti, tenetevi forte, qui può venire giù tutto, al solo sentire la cosa), ovvero rappresentante di una categoria tra le più stimate e rispettate nel panorama professionale intero (specie se architetto di nascita italiana, avendo nel sangue i germi dei vari Leon Battista Alberti, Palladio, Michelangelo, Bernini e poi, per venire a tempi più recenti, Terragni, Carlo Scarpa, Aldo Rossi, Renzo Piano e dulcis in fundo l'inarrivabile Massimiliano Fuksas); per non parlare poi delle garanzie economiche che l'appartenenza a tale si fatta categoria garantisce! Sono poi appassionato di fumetti e tenete conto che ora i soggetti per i fumetti li fa anche il fior fiore della cultura italiana, Alessandro Baricco ad esempio, altro che Hugo Pratt, Attilio Micheluzzi, Gianni De Luca, Andrea Pazienza e via così.
Insomma, potrei continuare all'infinito, essendo quest'anno baciato, realmente, da una tale serie di situazioni favorevoli che la sconfitta non potrebbe essere nemmeno contemplata.

Bene. Qualcuno mi spieghi, quindi, per cortesia, perchè, giunto in prossimità del miglior anno che mi sarebbe potuto capitare, quello prossimo intendo, non riesco, in nessun modo a essere tranquillo!

Mando un augurio a coloro che quest'anno hanno saputo regalarmi qualcosa. Chi l'ha fatto non ha bisogno di essere nemmeno nominato. Lo sa e basta!
(nella foto, Venezia, 31 dicembre 2010)

domenica 19 dicembre 2010

News

Il giorno 15 dicembre è nata Ambra. Un bel regalo di Natale per Giovanni e Ilaria.
Benvenuta!
Lo zio Bob.

Neve-rmind

Venerdì 17 dicembre ero a Ravenna. In treno. I treni un caos. Nevermind! Con i biglietti in FrecciaArgento che costano il triplo del biglietto in Regionale, ma tanto sai che non puoi rinunciare a questo lusso per una questione di coincidenze: questione che si vanifica sul muro "glaciale" di una delle peggiori giornate metereologiche dell'anno. Nevermind!
A Ravenna ci arrivo. devo partecipare alla presentazione di un Laboratorio di formazione e sperimentazione linguistica sulla città di Ravenna, che io e la mia amica Gioia abbiamo pensato e organizzato per gli studenti del Liceo Artistico Statale "P.L.Nervi". Non volevo mancare e infatti esserci ne è valsa la pena. Ho conosciuto gente simpatica e tutta questa cosa mi sembra partire con il piede giusto. E' una scommessa che Gioia ha fatto e che io ho supportato e incredibilmente l'Amministrazione ci ha dato credito. Sonderemo con alcuni ragazzi della classe IV°, una ventina circa, il luogo urbano. Chiederemo a questi di darci la loro "immagine" della città, e chiameremo questa immagine "racconto". Giustapporremo questi racconti per capire se sia possibile mettere insieme un "romanzo" città. Useremo per questi racconti il linguaggio del fumetto, dell'arte sequenziale, della fotografia, del video, della parola scritta. Proveremo a fare "laboratorio", come sempre "a fare", "a fare"..."a fare".
Nel tardo pomeriggio sono di ritorno in treno, dalle parti di Ferrara. Siedo vicino un ragazzo che tiene in mano un libretto che parla di vocazioni cristiane e davanti ho delle ragazze venete che schiamazzano dialettalmente la loro gioventù in piena tempesta ormonale. Io e il "seminarista" (lo penso tale!), sorridiamo per quello che si dicono. Entra nel nostro vagone, poco dopo Rovigo, una vecchietta, con la sua trapunta celeste, occhiali e un fazzoletto in testa, come si usava un tempo, come facevano le mie nonne. La vecchietta chiede nello scompartimento: "Scusate lor signori...è passata di qui una signora?" Non era passato nessuno e infatti tutti noi neghiamo. "Ma dove può essere andata!" Alziamo tutti mani e spalle. "Non potrà mica essere uno spirito!" -sentenzia la vecchia, girandosi verso una signora in testa alla carrozza. La prende di mira questa signora, cominciando un lungo discorso su sua figlia, sui suoi malanni, dei quali nel breve veniamo tutti coinvolti, chi più, chi meno. La vecchia ha lanciato l'amo e ci ha pescati tutti. Il "seminarista" si volta sorridendomi e dicendo: "Mi fanno un sacco tenerezza, quando fanno così!". Io mi strofino le mani alla faccia e mi sento di rispondergli: "Che si debba elemosinare anche la comunicazione, è un triste fatto!"
E' così, è triste: siamo tutti connessi, telefonati, videocorrelati e attorno resta tutta questa gente sola; sola, specie i vecchi che di tecnologie ne capiscono poco o che spesso non ne vogliono sapere.

Il 3 dicembre è partita l'era del digitale terrestre in Friuli- Venezia Giulia. Nel mio palazzo non vede più nulla nessuno, ma alla maggior parte delle famiglie in città va meglio. O peggio.
Io vedo come sempre i telegiornali su Internet o leggo i giornali, ma mi rendo conto che la tragedia è grande. Sono apparsi una marea di canali nuovi, quasi uno dovesse vivere lì la propria giornata, davanti questo congegno malefico. Il risultato è che se prima non resistevo tre minuti dopo il rapido zapping da canale a canale, ora il zapping può diventare eterno, un'ora di zapping continuo. Abbiamo finalmente la possibilità di creare ognuno il proprio BLOB personale. Di frammentare all'infinito i nostri interessi e pensieri. Rifletto, mentre ripenso a quella vecchietta che si spende sui treni a cercare parole e a come nelle nostre stanze non vi sia invece più tempo per le parole; la televisione ha vinto, usando i nostri soldi e la nostra pazienza. Nevermind!

Ha nevicato tanto ed ho visto adulti bambini sgomberare la neve ed essere sereni per quella fatica inutile. Ho ricordato quel detto inglese: "La differenza tra bambini e adulti sta solo nel costo dei giocattoli." Cavolo, la neve è gratis! mi ha detto un mio vicino. I commercianti non la pensano così. Sono incazzati neri, a spalare la neve davanti i negozi. E' il sabato (il 18 dicembre) prima del Natale e la gente ha bisogno di strade pulite, per arrivare e comprare, spendere, comprare. E se molti decidono che gli basta la neve? Che sconfitta di questo cazzo di modo pubblicitario tutto. Apri il giornale, lo paghi un euro da solo o un'euro e mezzo con l'inserto inutile del sabato e la pubblicità ti sovrasta dentro il giornale e dentro l'inserto: mezzo articolo e una pagina di pubblicità. Ti viene veramente voglia di scegliere la neve, di spalare tutta la città. Che così risparmi anche per la palestra e i corsi di presciistica!
La neve mi fa stare in casa e non in giro a comprare regali e cazzate varie, con i soldi che tra l'altro sono pochi! Nevermind! Grazie neve, grazie neve! Riscopro l'andare a piedi, con il freddo alle mani in tasca! Mi sento ragazzo! Grazie neve. E a quel paese i commercianti tutti! A me va bene così.
Alla fine cedo al consumismo e prendo un comics in fumetteria. Nevermind! La coerenza non è il mio forte. Prendo la ristampa cronologica di The Peanuts, quella curata da Seth! Mi pare il fumetto giusto, perchè è il fumetto che prendevo già da bambino; sempre lo stesso, anche le strisce sono sempre quelle (quelle dei primi anni '70). Una striscia dice: "Fiocca, la neve fiocca!"
Sì, benedetta la neve! Che fa tremare i politici, crea disagi e dimostra quanto la natura ci può dominare in un attimo se volesse. Ma è neve, si scioglie, mentre i politici, i disagi, ecc. restano anche dopo. Nevermind!

martedì 30 novembre 2010

Ma quanto sa essere profondo il mare....

E' morto Mario Monicelli. E' morto suicida. In realtà mi importa di più il fatto che sia morto, piuttosto che il "come"! Cioè, la cosa mi provoca un grosso vuoto mentale. Un senso di perdita più grande di quanto potessi immaginare.
Nel scoprirlo a volte in televisione o a qualche incontro, in giro per l'Italia, lo ascoltavo sempre come si ascoltano le fiabe. Era una radice di quelle grosse e ben piantate, poco incline a far ondeggiare il fusto della pianta, anche quando il vento appariva forte. Non si è piegato nemmeno alla fine. La mente va a Pavese, a tutti i giganti perduti nello stesso modo.
Di Monicelli mi ricordo soprattutto un incontro. Io avevo la mania di chiedere degli autografi e lui la mania di dedicarli, chiedendo sempre se l'interlocutore fosse a conoscenza dell'origine del proprio nome. Gli risposi, quella volta, giocando a mia volta con questo suo gioco. Volevo conoscere la sua reazione.
Gli raccontai che mio nonno era un estimatore fascista e che quando nacqui volle imporre a mia madre il nome del suo primo nipote: "Ro-Ber-To" fu la scelta, poiché richiamava in forma contratta l'asse Roma - Berlino -Tokio.
Era una sciocchezza che mi era sovvenuta alcuni anni prima.
Monicelli mi guardò sornione, ma non disse nulla. Dedicò la sua firma al mio nome. Mi spiaceva però averlo raggirato e gli rivelai che il mio nome derivava in realtà da un cantante, tale Robertino, in voga negli anni Sessanta: quello sì che piaceva a mio nonno.
Monicelli mi disse che ne era contento: che nel primo caso il fardello sarebbe stato veramente troppo grande!
Avrei altri aneddoti su Monicelli, ma questo è quello più personale.
Mi manca già, per la sua schiettezza infinita, per la sua lezione continua. Mi mancano i suoi ricordi, ormai perduti. Mi accorgo ora che non gli ho mai scattato una foto.

sabato 6 novembre 2010

Foglie d'autunno e leoni

Il 16 ottobre sono a Venezia per la Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia. People Meet in Architecture, sotto la direzione di Kazuyo Sejima. E' la 12° edizione e io mi ricordo la prima volta che vi andai all'inizio degli anni '90, se non ricordo male alla 2° edizione, per vedere i progetti del concorso per il "nuovo" Padiglione Italia, che oggi è ancora lì, "vecchio" come lo era allora. Ho visitato gli spazi dell'Arsenale. Non vi è più distanza tra installazione architettonica e performance artistica. Non capisco se sia un bene o un male, credo un male. La parola che percepisco di più nell'aria, dalla gente o rivolta alla gente, è sicuramente "idea": "bell'idea", "idea interessante". Il piano a cui tutto sembra fermarsi è questo, quello dell'idea. La speculazione intellettuale basta? Lo sguardo curioso ed elaborato sul mondo è sufficiente? Per fare architettura, intendo.
E' forse al padiglione Italia allestito sempre all'Arsenale che trovo alcuni spunti interessanti. L'esposizione è di Luca Molinaro, dal titolo Ailati. Riflessi dal futuro (Italia scritta al contrario, ancora giochi, ancora autoreferenzialità intellettuale, uffa!). Qui i progetti esposti si lasciano guardare, proposti in forma complessa, affastellati uno vicino all'altro, gomito a gomito, diremo prosaicamente. Tra plastici e disegni, taccuini con schizzi a penna o colore, una voce registrata di ragazza declama senza interruzione decine di date e dati di tipo statistico: "in Italia, ci sono ...laureati ogni anno", "in Italia, il numero annuale di progetti autorizzati è...", "in Italia, la regione con il maggior numero di concessioni edilizie rilasciate è...", e così via. Ciò, come anche ben espresso nel foglio di presentazione all'esposizione che accompagna la visita, rappresenta con acutezza quel rumore di fondo che si sovrappone ale nostre vite di progettisti e di uomini e che disturba di continuo il "fare". Il notiziario continuo dei fatti ci distrae dai problemi e dalle soluzioni. E' una triste metafora mediatica e infine politica. E' la tristezza quotidiana di questi anni.
A proposito: non ho guardato per niente la televisione in queste settimane. Le notizie riescono ad arrivarti comunque, ti investono, ti coprono, anche se non le cerchi.
A Palazzo Cavalli Franchetti, a Venezia, ho visitato la mostra Stanley Kubrick fotografo 1945-1950. E' un'ottima occasione per vedere il magnifico scalone del palazzo e quindi le fotografie di un regista che usa gli scatti come fossero sequenze di tante storie da raccontare o solo in parte raccontate.
I grandi non si limitano mai alla sola immagine, all'icona fine a se stessa o allusiva, ma si sporcano le mani con il racconto, con le storie. Negli scatti dell'americano riscopro le facce dei personaggi dei film di Kubrick che saranno di lì a poco. Facce, modi espressivi che non esistono più, ormai cambiati dalle mode e dai costumi, ormai perse per sempre.
Il giorno 30 ottobre sono a Lucca per la Fiera internazionale dei Comics. Sono con Alessia e Walter Chendi. E' serata di premiazioni. Praticamente dalla scorsa estate (2009) ho visto nascere il romanzo a fumetti di Walter, La porta di Sion, edito poi da Edizioni BD nel gennaio 2010. Ne ho seguito a distanza il percorso. Restiamo in parte sorpresi (si badi non per la qualità del libro, ma per il fatto che ci sia stata gente capace di capirne la stessa qualità in questo sistema editoriale propenso a inseguire soltanto gli eventi, a seguire le mode e le etichette), quando Walter viene chiamato sul palco per ricevere il Premio Gran Guinigi 2010 per la Miglior storia lunga (graphic novel si dice nel giro degli intellettuali!). La porta di Sion ha vinto, ne sono contento. Anche Walter lo è e questo mi rende ancora più contento. Sul palco Walter dedica la vittoria a Vittorio Giardino. Mentre torno a sedermi in platea, dopo aver scattato alcune fotografie sotto il palco, durante la premiazione, vedo nella sala gente conosciuta con stampati in fronte gradi punti interrogativi. Credo faccia bene interrogarsi ogni tanto.Nella settimana di Lucca Comics 2010 è uscito in edicola il primo di una collana di volumi che raccoglie alcune tappe del lavoro di Sergio Toppi , edita dai Periodici San Paolo di Milano (Il Giornalino, Famiglia Cristiana), in collaborazione con il Museo Italiano del Fumetto e dell'Immagine di Lucca. La collana curata da Stefano Gorla e da Angelo Nencetti ristampa alcune storie e molte illustrazioni che il maestro Toppi ha editato nella sua carriera. Lo stampato è raccolto in volumi attorno a dei temi geografici: Africane, Mediterranee, ecc, riprendendo un progetto che già emerge nell'opera di Hugo Pratt. La cosa che più mi ha interessato di questa novità editoriale è che i curatori hanno voluto dare alle illustrazioni un filo conduttore che le accompagni, creando una sorta di metaracconto, di diario di viaggi possibili, sulle rotte dell'immaginario di un autore. Io credo che questo sforzo di abbandonare una rappresentazione esclusivamente fatta per immagini, il catalogo d'arte per intenderci, e riscoprire il senso della sequenzialità, del racconto appunto, sia un bene, in senso assoluto. E' forse un insegnamento riscoperto, a cui Toppi è abituato con il suo fumetto "etico", che tanto ho apprezzato negli anni e che oggi molti "giovani" autori, che si credono artisti e tanto adorano i "diritti" e così poco i "doveri" dell'essere autore (il lavoro duro, prima di tutto), farebbero bene a rileggersi.