martedì 29 settembre 2009

Vizi capitali n.3: Superbia

Mi sono reso conto della mia superbia senza remore, girando per le gallerie dedicate all'arte contemporanea.
Se superbia può identificarsi come un atteggiamento manifesto di superiorità espresso verso gli altri o qualcosa, io penso di credermi superiore allorché guardo con assoluta indifferenza il 90% delle opere di cosidetta arte contemporanea esposte in giro per il mondo.

La mia superbia sta tutta nell'aver giudicato in ogni occasione cento milioni di miliardi di volte migliore ogni opera di Piero della Francesca io abbia avuto modo di aver visto nella mia vita di visitatore assiduo di musei, rispetto qualunque della miriade di installazioni, performance, video (e chi ne ha più ne metta) mi sia stata proposta.

La tragedia è che non penso in quei casi nemmeno un minuto ai miei limiti, ma riesco a vedere soltanto i limiti degli altri.

Appare tutte le sere sulla GAM di Torino la scritta luminosa: "ALL ART HAS BEEN CONTEMPORARY" (Tutta l'arte è stata contemporanea), opera di Maurizio Nannucci che ha scovato, pur nella banalità della cosa, un'espressione calzante. Ma ciò non esclude il giudizio. Mi è stato più volte ripetuto che la gente andrebbe educata all'arte contemporanea, affinché possa fruirla meglio, oppure possa assimilarne i contenuti. Io credo che tale ostinato processo di educazione risulti il limite più grande di quest'arte "dell'epoca nostra", poiché non credo che il rapporto con l'opera d'arte si costituisca di codici assimilabili, ma soprattutto di condivisione emotiva tra fruitore e oggetto. Ne va della libertà del giudizio. Ne va della serenità dell'espressione di un pensiero. Solo il giudizio che non si crede giudicato è veramente tale, credo.

E poi. Se l'artista di oggi può permettersi di guardare qualcosa, di sceglierlo, dandogli un significato e a qualcuno ciò appare abbastanza, bene anch'io l'ho fatto cento, mille volte. Ho ad esempio camminato nel bosco, visto un segno rosso su un albero e un seghetto a terra. Ho preso quel seghetto e appeso ad un ramo. Il segno rosso e il seghetto uno accanto all'altro hanno creato un qualcosa che mi stimolava un senso di morbosità, di qualcosa di malato: richiamavano un'atrocità commessa senza che io sapessi quale. Nel fotografare la cosa, sono stato artista o sono stato semplicemente uomo curioso con le sue paure recondite??

Non so. Ciò che so è che la cosa non mi appariva né allora né oggi all'altezza della Flagellazione di Piero della Francesca esposta al Palazzo Ducale di Urbino.


La mia superbia è un dono a volte, che ringrazio di avere.

domenica 27 settembre 2009

Cinema per me

Il titolo di questo post viene da un resoracconto (vedi Etichette: Passioni: scrivere) pubblicato nel mio volume "Continuavo a guardare fuori". Ho deciso di pubblicarlo qui di seguito quale premessa alla mia TOP 20 dei film più graditi o rivisti nel corso degli anni.
Che dire, spero vi piaccia, salvo avvertirvi che nel corso del tempo, guardare i film al cinema o specialmente in televisione, mi da sempre più la sensazione di essere passivo rispetto qualcosa. Non riesco così mai a lasciarmi andare completamente. Spesso i film sono diventati perlopiù stimoli al "fare" che a volte ne consegue.
Buona lettura...!

CINEMA PER ME
Nella mia città vi erano tre “luoghi” per il cinema.
Uno era il “cinema vecchio”: un teatro adattato, dove si proiettavano perlopiù le novità o i titoli di cassetta. Era prerogativa degli adulti o dei bambini accompagnati, enorme, con il palco ligneo, i tendaggi del sipario ancora visibili e delle poltroncine alquanto scomode.
Vi era poi il “cinema nuovo” sede di quelli che ora chiamano b-movie, ma che al tempo costituiva la meta privilegiata dagli adolescenti. Lo ricordo per le sedute in legno, comode per allora, tanto da riuscire a stendere le gambe, poggiare le ginocchia sullo schienale davanti e poi con il piede far cigolare il sedile a bilancino, scatenando così l’ira degli spettatori più esigenti.
C’era infine il “cinema-oratorio”, con le file schiacciate l’una sull’altra, la sala lunga come un corridoio, la galleria già allora inagibile. Nel 1975 avevo sette anni e nel “corridoio” andavo per vedere film come Godzilla contro qualcosa oppure Tarzan. Mi ricordo Pomi d’ottone e manici di scopa e la scena con le armature e i vestiti che volavano, sorretti dalla magia della protagonista. Che impressione! A quei tempi al cinema ci andavamo soprattutto per la liquirizia, non quella amara, ma quella dolce a rotella, che allo spettacolo della domenica, di pomeriggio, magari ci facevi l’indigestione e il lunedì saltavi la scuola.
Nel cinema vecchio ho visto con i genitori l’ennesimo passaggio di Via col vento: in galleria, seduto in un angolo, senza fiato per quante ore non saprei, forse dieci. Una volta, i gestori avevano dimenticato nella bacheca, durante la chiusura estiva, un manifesto. C’erano gli elicotteri e un tramonto infuocato: era Apocalipse Now, quello con la musica dei Doors. Quel film l’ho desiderato e immaginato per un’estate, ma visto soltanto molti anni dopo: “è un fim per grandi”, diceva mio padre.
Alla pari il cinema nuovo era la mia croce e delizia. Vi ho visto, negli anni “classici” come Il bisbetico domato con Adriano Celentano. Ricordo il manifesto con Ornella Muti distesa su di un letto trainato da un trattore: era BELLISSIMA! Oppure il mitico Il tempo delle mele, che, allo spettacolo delle 15.00, di domenica, la sala era così piena, che io stavo in piedi nel bagno, con la testa fuori a intuire quello che potevo. La cotta per Sophie Marceau fu inevitabile, ma d'altronde si era ormai adolescenti.
Ricordo invece che l’ingresso al cinema nuovo era parecchio arretrato rispetto il marciapiede del passeggio e quindi una bacheca, isolata, anticipava i film ai passanti. Il fine settimana davano sempre un film “importante”, ma nelle altre giornate c’erano i “vietato ai minori”, non dico i mitici con la scritta “diciotto”, ma anche quelli meno compromettenti, per i quali da quattordicenne eri già in terra di salvezza. Ai bambini non restava che guardare da fuori, scrutare il più possibile dietro quei rettangoli e quelle stelle che coprivano là dove l’occhio sperava invece di soffermarsi. Con gli amici ci si vergognava a stare immobili di fronte alla bacheca, sotto gli occhi di tutti, e così eccoci a fare cinque o dieci “su e giù”, girando l’occhio al volo e ricordando poi tra noi il possibile, con mezzi sorrisi e parole audaci. Ci pensavamo anche a casa a quelle masse rosa, virate giallo, ombreggiate di blu e marrone. Quei disegni erano il nostro primo interrogarci sull’erotismo. Ma c’erano in quegli anni e in quella bacheca anche immagini e parole violente che restavano in testa e turbavano anche. E le pistole, il sangue erano merce rara per noi alla pari del sesso.
In quegli anni andavo a vedere nel cinema nuovo qualche film di Walt Disney, tipo Nanù, il ragazzo della giungla, mi pare, il pomeriggio del sabato. Ricordo però che durante quelle poche frequentazioni, quando calava il buio mi guardavo attorno e immaginavo la sala piena di adulti, a come doveva essere uno spettacolo per grandi. Ripensavo al potere di quella donna, la bigliettaia, là in ingresso, che come un cane da guardia riconosceva e approvava solo l’umanità con una età maggiore a qualcosa.
Ai più sono bastati pochi anni per dimenticare tutto. Sono cambiate molte cose e il cinema vecchio ha lasciato posto ad un condominio; il cinema-oratorio è stato soppresso e trasformato in nuovo spazio per l’aggregazione giovanile. Il cinema nuovo è oggi una sala per il gioco del bingo.
Nuovi luoghi sono nati: il cinema teatro, il cinema-multisala. E non sono la stessa cosa. Nessuno mi convincerà di questo. I manifesti sono appesi quasi sempre dentro le sale e i film cambiano con la frequenza di un battito di ciglia, destinati rapidamente dal fasto della proiezione al dimenticatoio.
Io però non dimentico, non credo di esserne capace. Quando ripenso ai vecchi edifici, quando vedo dei manifesti dipinti, quando li incontro tra le bancarelle di qualche mercatino dell’antiquariato, ricordo tutto perfettamente. E quei segnali sono timbri stampati nella mente che mi parlano di cos’era andare al cinema per noi bambini, di tutti i film che ho visto senza vederli, magari soltanto immaginandoli.

E' il mio racconto più sintetico, uno dei primi che ho scelto tra quelli scritti. E' stato anche selezionato nel 2005 dalla giuria di un Concorso promosso ad accompagnamento di una mostra di vecchi manifesti di cinema allestita a Grado in quell'anno. Nella giuria vi erano tra gli altri Giorgio Pressburger e Francesco Tullio Altan, due persone che stimo molto.

Bene. Dopo la lettura, un pò di gioco con la classifica. TOP 20: cinema!

1) La grande guerra, Mario Monicelli, 1959

2) Quarto potere, Orson Wellws, 1941;

3) Fahrenheit 451, Francois Truffaut;

4) Ecce Bombo, Nanni Moretti, 1978 (a pari merito con l'episodio In vespa tratto da Caro diario dello stesso Moretti). Nella foto qui sotto sono con Nanni a Pordenone nel 2002 in occasione dello spettacolo teatrale di "Caro diario";


5) La doppia vita di Veronica, Krzysztof Kieslowski, 1991;

6) Harry ti presento Sally, Rob Reiner, 1989;

7) Sabrina, Billy Wilder, 1954;

8) Il disprezzo, Jean Luc Godard, 1963 (a pari merito con A Bout de Souffle, dello stesso Godard, 1960);

9) La città incantata, Hayao Miyazaki, 2001 (la foto sotto l'ho scattata a Venezia nel 2008);


10) L'odio, Matthieu Kassovitz, 1995;

11) Le amiche, Michelangelo Antonioni, 1955;

12) Blade Runner, Ridley Scott, 1982;

13) La spada nella roccia, Walt Disney (Wolfang Reithermen), 1964;

14) The Hours, Stephen Daldry, 2002;

15) Barry Lindon, Stanley Kubrick, 1975;

16) A piedi nudi nel parco, Gene Saks, 1967;

17) Allegro non troppo, Bruno Bozzetto, 1978;

18) Il grande cocomero, Francesca Archibugi, 1993;

19) Parigi, Cedric Klapisch, 2008;

20) Hollywood party, Blake Edwards; 1968.


venerdì 25 settembre 2009

Vizi capitali n.2: Ira

Non mi abbandono quasi mai all'ira, tranne quando guardo la televisione. La televisione mi fa veramente incazzare. Ed è inutile dire perché!
Della televisione salverei dai miei ricordi il Braccobaldo Show (da bambino ogni giorno alle 17.00), Delia Scala e naturalmente Topogigio.

Fumetti

Mi piace leggere fumetti di tutti i generi e provenienza geografica. Direi che i primi fumetti che ricordo sono vecchi "Topolino" che mio padre o i miei nonni mi compravano. Caso vuole che un vecchio Topolino del 1972, che conservo ancora, riporti in copertina un saluto di mio nonno, scomparso ormai da molti anni, il quale mi ammoniva di stare buono, affinché potessi rimettermi meglio da qualche malattia avuta da bambino. Non ricordo l'episodio, ma ricordo una delle storie là pubblicate. Era "Paperino e l'avventura sottomarina" di Rodolfo Cimino e Giorgio Cavazzano, la storia dove appare per la prima volta il personaggio di Reginella. Cavazzano e il suo segno sono stati per me sicuramente il punto di partenza di una passione non ancora scemata. Quando nel 2003 con l'associazione ARTeFUMETTO abbiamo organizzato una mostra con Cavazzano protagonista (lo vedete qui sotto assieme a Vittorio Giardino durante l'inagurazione della mostra), mi è sembrato di chiudere un cerchio lungo trent'anni.



Negli anni le mie conoscenze fumettistiche si sono estese e così anche i volumi e gli autori che stimo, avendo avuto spesso anche la fortuna di conoscerli.

Volevo qui di seguito fare una piccola raccolta dei miei albi preferiti. Vale il fatto che è un elenco in repentina evoluzione, poiché la mia ricerca in quel campo è continua, ma tant'è che il gioco della classifica vale sempre la pena per capire meglio cosa ci sta attorno.

Non metterò ovviamente le storie Disney, delle quali molte di Romano Scarpa, Giovan Battista Carpi, Massimo De Vita, Luciano Bottaro e ovviamente Cavazzano sono ai vertici da ormai molti anni, ma scegliere tra queste è veramente difficile.

Ecco quindi, senza un ordine di preferenza.

Dupuy & Berberian, Monsieur Jean (tra i volumi pubblicati sceglierei Come se piovesse);
 
Frederick Peeters, Constellation (una storia breve, oppure ancora di Peeters, Pillole blu);
 
Gipi, "S" (nella foto sono con Gipi a Napoli);


Paco Roca, Rughe;

Jessica Abel, Artbabe;
André Jullard, Le Cahier Bleu;

Andrea Pazienza, Pompeo;
Manu Larcenet, Lo scontro quotidiano;

Tiziano Sclavi, Giorgio Cavazzano, Altai & Jonson;
Neil Gaiman, Chris Bachalo & Todd Klein, Death: L’alto costo della vita;

Terry Moore, Strangers in Paradise;
Daniel Clowes, Ghost Wordl;

Vanna Vinci, Aida al confine (nella foto Vanna durante una visita a Trieste);

Hector G. Oesterheld, Solano Lopez, L’Eternauta;
 
Regis Loisel, Peter Pan;
 
Sergio Toppi, Sacsahuaman;
 
Hugo Pratt, Una ballata del mare salato (oppure sempre di Hugo Pratt, Corte sconta detta arcana);
 
Vittorio Giardino, Rapsodia Ungherese (nella foto Giardino disegna per il pubblico a Monfalcone);

Lorenzo Mattotti, Fuochi;
 
Alberto Breccia, Mort Cinder;
 
Baru, L’autoroute du soleil;
 
Quino, Tutta-Mafalda (nella foto Quino disegna a Fiume Veneto di Pordenone);
 
Attilio Micheluzzi, Petra chérie.
Buone letture!
Questa è letteratura e arte. Non abbiate timore è vera cultura!

ARTeFUMETTO

Mi sono reso conto che non vi ho ancora raccontato della mia passione più grande: il fumetto. Vado matto per la "letteratura disegnata", odio quando per sfruttarla commercialmente la/lo chiamano "graphic novel". Erano fantastici anche i giornaletti di una volta, quelli che ti compravano la domenica e che leggevi 10 volte almeno. Mi sta sulle scatole chi fa l'intellettuale attorno al fumetto. Per me fumetto richiama ad uno stato emotivo, ad un'isola di serenità, che non è necessariamente disimpegno. I fumetti sanno parlare "alto", molti non lo comprenderanno mai. Certo ci sono fumetti più interessanti, altri meno, alcuni scritti benissimo, molti che sono mediocrità. Nella complessità delle cose non esistono etichette estendibili al tutto.

Per ampliare la ricerca intorno all'arte del fumetto, nel giugno del 2002 ho coinvolto Fabio e Mauro, e sono andato dall'Assessore alla cultura della mia città (Monfalcone) ed ho proposto di allestire nella allora appena inaugurata Galleria d'Arte Contemporanea di Monfalcone una mostra di fumetti. Abbiamo avuto il via libera e con non poche difficoltà abbiamo dato concretezza alla cosa.

Fare, fare e fare... è il mio modo per affrontare le cose: non parlare sulle cose, farle. Imparare facendo. Non è sempre rose e fiori, anzi, ma è il mio metodo.
 
La scelta era caduta su Vanna Vinci, un'autrice di fumetti molto conosciuta in Italia, che avevo avuto modo di incontrare alle fiere di settore. Lei è fantastica, nel tempo è nata anche un'amicizia, con lei e con il suo compagno Giovanni Mattioli. Questo rapporto, che ogni tanto vedendoci riusciamo a rinsaldare, è una delle cose migliori che mi siano successe in assoluto da quando frequento il mondo del fumetto. Loro due facevano parte del gruppo originario di "Dinamite" e poi di "Mondo Naif". Personalmente condivido perfettamente questo modo "naif" di guardare alle cose, non necessariamente destrutturato o ingenuo, di certo emotivo.

La mostra allestita nell'ottobre 2002 fu un piccolo successo e aprì a me, Fabio e Mauro, la convinzione che si potesse osare anche di più. Nel novembre 2002 decidemmo quindi di riunirci in Associazione Culturale e così nacque la "Associazione Culturale ARTeFUMETTO" di Monfalcone. Non potevamo che chiamarci così dal connubio tra due cose che non sentivamo distinte, ma coincidenti, correlate appunto.


Negli anni a seguire e fino ad oggi le mostre e gli eventi in genere organizzati dall'Associazione sono stati molti. Si sono stampati dei cataloghi, si sono prodotte delle pubblicazioni a fumetti. Siamo stati recensiti nella stampa di settore e pubblicizzati sui quotidiani. Abbiamo creato insomma una piccola realtà che, rimettendoci sempre anche del suo, più "no profit" di così si muore. Nonostante ciò non ci sono rimpianti e tantomeno rimorsi, ma solo molti ricordi importanti.
Ecco il nostro piccolo curriculum.
Esposizioni:
-Vanna Vinci – Percorsi presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (ottobre 2002);
-Mario Bosdachin. Decoratore visionario presso la Libreria Tuttofumetto di Gorizia (maggio 2003);
-A tre passi dal fumetto. Alessandro Baronciani, Matteo Alemanno, Andrea “Lupo” Tonsig: giovani autori del fumetto italiano presso la Libreria Equilibri di Gorizia (maggio 2003);
-Icone parlanti: il linguaggio del fumetto. Opere di Giorgio Cavazzano e Vittorio Giardino presso Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (settembre-ottobre 2003);
-La Trieste di Vanna Vinci (Aida al confine), presso lo spazio espositivo del Centro commerciale “Il Giulia” di Trieste (novembre 2003);
-Walter Chendi. Vedrò Singapore? presso la Libreria Equilibri di Gorizia (ottobre 2004);
-Miela Reina, Nicoletta Costa, Sara Not. Credi sempre ai luoghi comuni? presso Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (novembre 2004);
-Andrea Pazienza. Segni e memorie per una Rockstar presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (marzo-aprile 2005);
-Andrea Bruno. Disegni presso la Libreria Equilibri di Gorizia (novembre-dicembre 2005);
-Mabel Morri. Hai mai notato la forma delle mele? presso la Sala Comunale Antiche Mura di Monfalcone (marzo 2006);
-Keiko Ichiguchi. 1945 – La parola scritta sul volantino è “LIBERTA’ presso la Sala Comunale Antiche Mura di Monfalcone (settembre 2006);
-GIPI. La “vita” tra le pagine presso Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (settembre-ottobre 2007);
-Giuseppe Palumbo. La vertigine è d’autore, presso Pinacoteca Spazio d’arte “Ciro di Pers” di Majano (UD) (maggio-giugno 2009).
-Moreisnotless, presso Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone (dicembre-gennaio 2012/2013) - N.B. in mostra i lavori di Silvia Ziche, Vanna Vinci, Massimiliano Gosparini, Flavio Massarutto;

Eventi/incontri:
-Incontri pubblici settimanali con Auagnamagnagna (Fabio Varnerin, Tonus, Mudokon), Gipi (Gian Alfonso Pacinotti), Marco Corona, Mario Alberti, Andrea Baricordi, Barbara Rossi, Stefano Tamiazzo, Matteo Alemanno, all’interno della Mostra del libro di Cormòns (GO), (novembre-dicembre 2003);
-Incontro con Luca Enoch e Mario Alberti, correlati all’esposizione Andrea Pazienza. Segni e memorie per una Rockstar presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (aprile 2005);
-Incontro con Vittorio Giardino e Walter Chendi, correlati all’esposizione Andrea Pazienza. Segni e memorie per una Rockstar presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (aprile 2005);
-Lettura scenica APAZ: omaggio ad Andrea Pazienza in collaborazione con il Laboratorio Teatrale Fare Teatro di Monfalcone, nel corso all’esposizione Andrea Pazienza. Segni e memorie per una Rockstar presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (aprile 2005);
-Rappresentazione teatrale Nel segno di Paz, a cura di Teatro le ZeRBe e Teatro Ovunque di Genova, nel corso dell’esposizione Andrea Pazienza. Segni e memorie per una Rockstar presso Teatro comunale di Monfalcone (aprile 2005);
-Incontri didattici e Workshop di supporto al corso di fumetto con Emanuele Tenderini, Walter Chendi, Miriam Blasich, Luca Vergerio, Giacomo Pueroni, nel corso del MONFALCONE COMIX FESTIVAL/ 3/4 presso il Centro di aggregazione giovanile di Monfalcone (ottobre- novembre 2007);
-Incontro con Stefano Disegni, nel corso del MONFALCONE COMIX FESTIVAL/ 4/4 presso il Centro di aggregazione giovanile di Monfalcone (dicembre 2007);
-Incontro con Paolo Cossi, presentazione del volume Il grande male, edito da Hazard edizioni, nel corso del MONFALCONE COMIX FESTIVAL/ 4/4 presso il Centro di aggregazione giovanile di Monfalcone (gennaio 2008);
-Incontro con Stefano Ricci, presentazione della raccolta RADIORICCI presso il Centro di aggregazione giovanile di Monfalcone (maggio 2008);
- Rassegna sul fumetto presso la Biblioteca Comunale di Monfalcone (ottobre-dicembre 2012) - N.B. Incontri con Walter Chendi, Matteo Alemanno, Giovanni Mattioli, Giuseppe Palumbo);

Volumi/cataloghi:
-Icone parlanti: Giorgio Cavazzano, Vittorio Giardino, ARTeFUMETTO, Monfalcone, settembre 2003;
-Andrea Pazienza. Segni e memorie per una Rockstar, ARTeFUMETTO, Cormòns, marzo 2005, (presentato in anteprima al Salone del Fumetto di Lucca, edizione 2004);
-Gipi. La “vita” tra le pagine, ARTeFUMETTO, Bologna, settembre 2007;
-Ha editato i tre numeri della serie a fumetti, a pubblicazione annuale, ANJCE, scritta e disegnata da Miriam Blasich, Giacomo Pueroni e Luca Vergerio, (presentati al Salone del Fumetto di Lucca, 2005 2006-2007);
-Vittorio Giardino. Dancing, litografia a tiratura limitata, 250 copie numerate e firmate, ARTeFUMETTO, 2008
-Troglodita n.2. Vergine vertigine, ARTeFUMETTO, Udine, maggio 2009 (in collaborazione con Action 30).
 
Si va avanti, con fatica, ma resta l'esigenza del fare le cose, perché ancora oggi continua a sembrarmi l'unica maniera per crescere.
 
Di seguito alcune foto della mostra di GIPI alla Galleria Comunale di Monfalcone.
 
L'ingresso alla Galleria (sopra) e alcune sale con le tavole del'autore



Vizi capitali n.1: Invidia

Io adoro queste persone... non sarò mai così, per carattere, educazione e cultura personale, ma nel segreto li invidio. Saranno i capelli?

lunedì 21 settembre 2009

Io c'ero!! Ed ero anche sereno.

Come promesso nel post precedente ecco la TOP 10 dei migliori concerti che ho avuto modo di vedere nel corso degli anni.



Bisogna dire che fino alla metà degli anni '90 non lavoravo e senza stipendio risulta complesso fare viaggi, pagare biglietti ecc., ecc.. Quindi è solo dal 1995 che posso dire di aver avuto la possibilità di frequentare maggiormente le platee del rock. Prima di quel periodo ho però avuto comunque modo di togliermi qualche soddisfazione.

Il primo concerto rock di cui ho reale memoria è quello della P.F.M. a Monfalcone, credo nel 1980?. Sono venuti loro da me, suonavano al campo sportivo Comunale e io li seguivo dalla terrazza dei vicini, godendomi anche il retro palco. Di lì, l'anno seguente, passò Gianna Nannini e anche quello fu un bel concerto. La prima avventura vera però è del 1986 a Milano al Rolling Stone dove con un amico, Daniele, come inviati di Radio Città Futura, andammo a sentire Van Morrison. Un concertone direi, anche se allora, nel cantarlo, non distinguevo il ritornello di Gloria da un normale OOOOOHHHHOO!! Erano gli anni dei Dire Straits, di Eric Clapton, di Neil Young, anni di passione anglofila insomma. Nel 1987 ho visto per la prima volta Edoardo Bennato che al tempo adoravo. Nel 1988 Paolo Conte a San Giusto... erano i tempi di "Aguaplano" e via così insomma. Nel 1987 ho acquistato il disco "Solitude Standing" di Suzanne Vega (che anni dopo ho avuto modo di conoscere, vedi sotto) e ho sentito per radio un live degli Alarm da Roma.


Non so perché ma da lì in poi cambiò tutto e i miei interessi divennero a 360° su quanto era rock in tutte le sue declinazioni.


Insomma scartandone molti, ecco la lista dei miei best concert.


1) Antony and The Johnson, Abbazia di Santa Maria, Sesto al Reghena (PN), 16/07/2007;

2) PJ Harvey and John Parish, Auditorio San Gottardo, Milano, 04/05/2009;


3) PJ Harvey, Le Zenith, Parigi, 23/06/2004 (ancora lei, ma che ci devo fare, é mitica!! Ho avuto occasione di vederla anche a Milano nel 2001);
4) Patti Smith, Arena Castello, Cesena, 15/07/2001 (Patti ci firma un volantino e ci dice "I fans hanno troppa foga, troppo entusiasmo. E chi sono io i Beatles!!");
5) Manu Chao, Campo sportivo, Tarvisio, 12/07/2001 (alcuni giorni prima di Patti a Cesena: doveva essere destino. Alcuni giorni dopo Manu Chao canterà a Genova in occasione del G8. La sua fama "no global" riempirà lo stadio di Tarvisio di polizia, schierata sugli spalti, lungo l'autostrada, ovunque. Spaventevole!!);

6) Steve Reich & Musicians, Teatro Comunale, Monfalcone (GO), 22/02/2005 (pazzesco!);
7) Bruce Sprigsteen and The e Street Band, Stadio friuli, Udine, 23/07/2009 (è il mio terzo Springsteen ed è quello giusto);


video


8) Cristina Donà, Teatro Pasolini, Cervignano del Friuli (UD), 09/01/2004;




9) Depeche Mode +Placebo, Bezigrad Stadion, Lubiana, 14/06/2006
Qui sopra una foto dei Placebo che hanno aperto a Lubiana il concerto dei Depeche, e sotto David Gahan che si concede al pubblico. Bel concerto con Martin Gore con tanto di alette da angelo e i filmati di Anton Corbijn alle spalle del gruppo veramente di impatto. 10) The Cure, Palaforum, Milano, 23/10/1996 (un grandissimo concerto, non ci speravo!).
Bene così. Se la sono giocata anche: Macy Gray a Tarvisio (UD) il 29/07/2008, R.E.M. a Villa Manin di Codroipo (UD) il 24/07/2008, Giorgio Gaber al Teatro Rossetti di Trieste il 30/04/1993, Carmen Consoli a Monfalcone il 03/08/1997.




sabato 19 settembre 2009

Musica per me

Non sono mai stato un cultore musicale. Non suono nessun strumento, non ho l'orecchio assoluto e nemmeno quello relativo. Di certo non ne saprei scrivere con padronanza di linguaggio e di temi. Però ascolto musica da sempre, nel senso che è un'esigenza che si pone. A volte se non metto su un disco (o derivati) mi pare manchi qualcosa.
Sono fermo al CD, non riesco ad abituarmi alla musica in MP3 e vari. Non sono capace di ascoltare musica in cuffia, mi piace quando le stanze si riempiono di suono. Mi piace ascoltare musica insieme ad altri, condividere l'esperienza, stare buonino e scorciare con l'occhio se il vicino sente le stesse emozioni che sento io. Credo sia per questo che adoro andare ai concerti.

Ascolto svogliatamente la classica, ancora più svogliatamente la classica contemporanea. La lirica mi interessa, ma non ne vado matto. I titoli che mi piacciono sono sempre quelli: La Traviata, Tosca, Lucia di Lammermoor, Madama Butterfly. Non vado pazzo per il Jazz. Tranne quello cantato di Ella Fitzgerald, Louis Armstrong e Billie Holiday. Oppure Chet Baker o "Ballads" di John Coltrane. Credo comunque di avere una tendenza ad associare il concetto di musica con quello di canzone. Parole e musica assieme, insomma. Per un problema di completezza, forse solo perché mi piace cantare, anche se non lo faccio mai.
La mia musica e i miei concerti insomma si riducono sostanzialemnte al Rock e in parte al Pop, con tutte le loro derivazioni.

Poiché non l'ho mai fatto, vorrei fare qui una piccola classifica della mia TOP 20 (dieci non mi bastano!!). E' in fondo un gioco da bambini, ma aiuta a fare il punto. Inoltre, poiché ho la tendenza al collezionismo, mi aiuta soprattutto a definire cosa piace per convinzione e non per il trasporto del momento.
 
Quindi cominciamo.

n.1 - PJ Harvey, Rid of me, 1993 (oh, bhe, sì, non c'è dubbio, PJ è sopra tutti. Potrei scegliere almeno altri quattro album suoi da inserire al n.1, tipo To Bring You My Love, oppure Uh Huh Her e avrei finito la classifica. Lei è eccezionale. Rid of me però ha veramente una marcia in più a cominciare proprio dalla traccia omonima...);
 
n.2 - The Smiths, The Queen is Dead, 1986 (non sono uno sfegatato di The Smiths, ma questo disco proprio lo adoro... Ci metterei alla pari anche un singolo sempre del 1986, non contenuto in questo LP, ma in The Wordl Won't Listen del 1987, ovvero Panic);
 
n.3 - CCCP, Compagni, cittadini, fratelli, partigiani -Ortodossia II°, 1988 (come per PJ di loro tutto, questo album nella versione divisa, per il ricordo dell'impatto che ebbe al tempo, ma non posso dimenticare almeno tre pezzi che adoro: Rozzemilia, Trafitto e Amandoti);

n.4 - Almamegretta, Venite!Venite! (live), 2002 (disco forse minore, con una seconda parte techno trascurabile, ma lo ascolto sempre, non ci sono altri motivi, la versione di Figli di Annibale, mi entra in testa sempre);

n.5 - Bruce Springsteen, The River, 1980 (Everybody's got a hungry heart... ecc.);

n.6 - Fabrizio De André, Storia di un impiegato, 1973 (è il mio disco di cantautorato italiano di sempre, su tutte le canzoni Nella mia ora di libertà. Seconda scelta per De Andrè Tutti morimmo a stento);

n.7 - Joy Division, Unknown Pleasures, 1979 (di questo disco mi dimentico spesso, poi lo metto su e mi chiedo perchè non lo ascolto più spesso);

n.8 - Patti Smith Group, Easter, 1978 (ascolto tutto quello che Patti ha scritto, ma se devo tirare fuori un album è sicuramente questo per due pezzi specialmente Ghost Dance e We Three)

n.9 - The Cure, Boys Don't Cry, 1979 (ho ascoltato tutto di The Cure, ho molti dischi a casa, ma questo va nello stereo di continuo)

n.10 - Antony and The Johnsons, I Am a Bird Now, 2005 (è la cosa migliore degli anni 2000)

n.11 - The Beatles, Abbey Road, 1969 (perchè questo? Lo trovo perfetto!);

n.12 - Nick Cave & The Bad Seeds, The Best of, 1998 (non so scegliere tra gli album, mi piacciono pezzi singoli, questa compilation la adoro. Tra i pezzi Red Right Hand e Into My Arms);

n.13 - Casino Royale, Jungle Jubilee, 1990 (assieme a Soul of Ska del 1988?, ma questo sicuramente di più)

n.14 - Francesco Guccini, L'isola non trovata, 1970 (di Guccini mi piacciono molte canzoni, difficilmente un album intero, ma di questo faccio un'eccezione, ormai da almeno 25 anni)

n.15 - Manu Chao, Clandestino, 1998 (eravamo in un negozio di Milano, io e Giovanni, quasi un anno prima che entrasse in classifica in Italia, lo abbiamo sentito per caso, preso in due, mai lasciato, Giovanni ha il CD originale, io la copertina);
 
n.16 - R.E.M., Automatic for the People, 1992 (si salva tutto qui dentro, anche se la mia canzone loro preferita non c'è, ovvero The One I Love);
 
n.17 - Lou Reed, Transformer, 1972 (anche qui c'é di tutto e di più);
 
n.18 - Dire Straits, Alchemy (live), 1984 (il primo disco vinile che ho acquistato è stato il loro Communiqué nel 1983, prima ascoltavo roba varia senza una definizione precisa, loro mi piacevano un sacco e questo live che ho acquistato appena uscito l'ho buttato via perché ormai i solchi andavano sparendo);
 
n.19 - Jackson Browne, Running On Empty, 1977 (me lo ha regalato un amico e mi ha aperto la strada per tutto un mondo: Bob Dylan, Van Morrison, Bob Seger, The Eagles, Fleetwood Mac in primis; di J.B. adoro anche il disco The Pretender);
 
n.20 - The Veils, The Runaway Found, 2004 (questo disco è un episodio, ma ha dentro almeno tre canzoni incredibili, tra cui Guiding light che considero una delle mie preferite in assoluto. Scoperto per caso, comprato subito, ascotato un sacco).
 
Ecco qui! Per onore di cronaca, se la sono giocata e sono restati fuori per un pelo: Bob Marley, Exodus, 1977; Bob Dylan, Highway 61 Revisited, 1967; Giorgio Gaber, Far finta di essere sani, 1973; Macy Gray, On how life is, 1999; Franco Battiato, La voce del padrone, 1981; Edoardo Bennato, I buoni e i cattivi, 1974; The Clash, London Calling, 1979; Rino Gaetano, tutto.
Nel prossimo post vorrei fare una TOP 10 dei migliori concerti che ho visto.

venerdì 18 settembre 2009

Io qualche volta scrivo

Non so come mi sia nata questa cosa dello scrivere. Ogni tanto mi metto lì ed ho voglia di fare il punto dei miei pensieri attraverso la scrittura. Mi capita spesso in treno e non mi è chiaro come mai il luogo dove riesco a concentrarmi maggiormente sia forse quello con maggior gente attorno e con rumori di ogni tipo. Io credo che il treno abbia nel tempo influenzato la mia scrittura. Io credo che ormai il mio modo di scrivere sia venuto conformandosi all'andamento dei treni.
Scrivo di getto. Metto insieme foglietti che poi faccio fatica a ordinare. Poi correggo un sacco di volte. Mi costringo, mi stresso, il più delle volte lascio lì e non ci torno più. A volte mi sembra che qualcosa mi appartenga.
Così facendo ho messo insieme tra il 2006 e il 2007, quattro raccontini e ospitato dall'Associazione ARTeFUMETTO di Monfalcone, ho inaugurato una collana di testi a racconti per nuovi scrittori chiamata Scritti per caso, pubblicando nel febbraio 2008 il libricino di 72 pagine: R. Franco, Continuavo a guardare fuori, ARTeFUMETTO, Monfalcone, 2008 (qui sotto la copertina).



La grafica me l'ha fatta Giovanni Albini di Milano (mi scuseranno gli altri, ma è il mio amico più caro, da sempre) e a lui (che nella foto qui sotto ho immortalato in un momento di relax montano) ho fatto scrivere le quattro righe di presentazione che accompagnano il libro in quarta di copertina: "In questo testo si narra di presentimenti, di speranze disattese, di pomeriggi trascorsi in città o al mare, di esposizioni di arte contemporanea. Sempre con disincanto e autoironia. Quattro racconti a volte inopportuni, di certo profondamente sinceri" G.A..
Grazie Gio!



Questi racconti li ho fatti leggere un pò in giro, sono piaciuti a molti, qualcuno li ha capiti, qualcuno no. Qualcuno ne ha capito alcuni e altri no. Chi mi conosce, ha detto che ha riconosciuto il mio modo di pensare e di essere. Io non ho mai pensato scrivendoli di parlare di me... se è successo è stato un caso. I titoli dei racconti sono: "A stomaco vuoto", "Cinema per me", "L'attesa", "Continuavo a guardare fuori".

Non sono di quelli che dice: "Bhè sì li ho scritti per me, non ci pensavo a pubblicarli...". No, io mentre li scrivevo pensavo proprio a pubblicarli e desideravo che altri li leggessero. Li hanno letti in pochi. Spero che chi passa di qui mi chieda il volume. Mi farebbe piacere. Il costo è € 5,00, in compenso le spese di spedizione sono aggratis. Fatevi vivi. Numerosi.


Un amico, Walter Chendi di Trieste ha detto che non scrivo racconti, ma "resoracconti". In effetti sono come resoconti raccontati di situazioni, non per forza vissute, che mi sfiorano, che mi interessano, che mi fanno incazzare. In fondo Walter ha centrato in pieno il tema: credo di scrivere per fare a pugni con qualcosa, per tirare le fila, per mettere i punti sulle "i", almeno così mi sembra, è difficile dirlo, ma penso che Walter l'abbia vista lunga... (è un grande fumettista, lo trovate nei link).

Dopo questi primi resoracconti ne ho scritti altri due. Sono strani, strani anche per me. Ho deciso che li pubblicherò in queste pagine e che lo farò a puntate come si faceva un tempo nelle riviste...

Effetto sinistro

Mi è stato chiesto con curiosità del perché di "effetto sinistro". E' anche questo il titolo di un mio racconto, che pubblicherò qui più avanti "a puntate". Comunque, nel breve: non amo il lato oscuro della forza e non sono neppure un pessimista o un depresso. E' che la maggior parte delle sensazioni ,"gli effetti", che provo sono emozioni e coinvolgendo queste idealmente anche il cuore, le penso come collocate a sinistra. Come scriveva Andrea Pazienza ne "Il segno di una resa invincibile", forse il cuore non è solo un muscolo involontario...

giovedì 17 settembre 2009

Continuavo a guardare fuori

Mi chiedevo che nome dare a questo blog. Ho scelto di ripetere il titolo che tempo fa ho scelto di dare ad un piccolo libro di racconti che ho scritto e autopubblicato con quelli della ARTeFUMETTO di Monfalcone (ne parlerò più avanti, sia del libro che della ARTeFUMETTO, comunque trovate la copertina del libro e il link alla ARTeFUMETTO nella colonna principale).
Inanzitutto mi piace veramente "guardare fuori", soprattutto perchè in fondo ciò implica che tu te ne stai dentro qualcosa, la tua vita, i tuoi pensieri, ma che comunque presti attenzione a ciò che ti sta intorno, spesso andando ad interagire con esso.

Poi l'idea di "continuare" a farlo mi garantisce un'idea di non passività prolungata nel corso del tempo: una ricerca continua, che è quindi impegno personale e dunque crescita.
Il "continuavo", con il verbo declinato al passato, calza perfettamente con l'idea che ho di contemporaneità e della quale sono in parte debitore alla lettura di un libro di un autore che non amo molto, ma che in questo caso ha saputo coinvolgermi con le sue riflessioni. Giorgio Agamben, nel libercolo Che cos'è il contemporaneo?, editato dalle "Edizioni nottetempo" di Roma nella collana i sassi, scrive: ..il contemporaneo non è soltanto colui che, percependo il buio del presente, ne afferra l'inesitabile luce; è anche colui che, dividendo e interpolando il tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia, di "citarla"secondo una necessità che non proviene in alcun modo dal suo arbitrio, ma da un'esigenza a cui egli non può non rispondere.
Sì non vi sbagliate sono pippe sacrosante. Ma la cosa mi ha colpito e io nei panni del "contemporaneo" di turno ho creduto di proporre una buona lettura delle cose che mi circondano attraverso una raccolta non sistematica di ciò che mi ha interessato e passato al fianco negli anni scorsi, citando appunto e declinando la mia ricerca all'imperfetto, "continuavo" appunto. Inoltre l'"imperfezione" mi piace di per sè. Diciamo che si addice al contemporaneo e alla caratteristica che più di tutte gli si avvicina, la "complessità".
Non sono capace di parlarne in maniera filosofica, anzi non credo proprio di saperne parlare in genere. Poiché però sono anche un architetto, credo di poter tradurre il tutto con quest'immagine qui sotto.




E' una foto scattata a Venezia nell'area del convento di Santa Maria dei Servi a Canareggio che oggi ospita l'ostello di Santa Fosca e la relativa casa studentesca. E' quello di cui stiamo parlando forse un'infilata prospettica del nuovo verso l'antico? Un ponte offerto da ciò che nasce verso ciò che decade? E' in realtà solo una proposta per una ricerca ulteriore.
Quando penso a quanto detto qui sopra mi ritorna alla mente un pensiero di quello che credo essere forse lo scrittore che più di tutti sento vicino e caro: Italo Calvino. Banale forse, ma non sono qui per stupire. Calvino scrive nella presentazione al suo testo Una pietra sopra del 1980: La società si manifesta come collasso, come frana, come cancrena (o, nelle sue apparenze meno catastrofiche, come vita alla giornata); e la letteratura sopravvive come dispersa nelle crepe e nelle sconessure, come coscienza che nessun crollo sarà tanto definitivo da escludere altri crolli. (...) Non per questo si scoraggia l'applicazione a cercar di comprendere e indicare e comporre, ma prende via via più rilievo un aspetto che a ben vedere era presente fin da principio: il senso del complicato e del molteplice e del relativo e dello sfaccettato che determina un'attitudine di perplessità sistematica.
Sì. Sono perplesso, "guardo fuori" e attorno e sono perplesso. Dubito. E questo alimenta altra curiosità. Di certo non invita all'arrendevolezza.

lunedì 14 settembre 2009

Perché qui?!

Siamo qui.
Da oggi si inizia, a scadenza perlomeno settimanale, solo per voi, tutto, ma proprio tutto, quello che difficilmente credo possa interessarvi di sapere sul mio piccolo mondo.
Apro queste pagine con una citazione letteraria, che credo esprima bene lo spirito e le motivazioni che mi spingono a cercare una strada anche in questo contenitore virtuale. Eccola:
"Discutemmo fino a tardi sulla possibilità di avere anche noi un itinerario di viaggi tracciato sul nostro sistema nervoso centrale: sarebbe l'unica spiegazione della nostra folle irrequietezza."
Bruce Chatwin, In Patagonia, Adelphi, Milano 1982/2003.

Benvenuti.